FILIPPO BONI , scrittore e assessore ai Trasporti regione Toscana

Ci sono libri che si attraversano. “Il pane loro 2, la vendetta” di Stefano Mencherini non è un libro da leggere: è un luogo in cui si entra… e da cui non si esce uguali.

Perché qui non troviamo personaggi, ma nomi, volti, respiri interrotti. Troviamo vite vere. Vite che una mattina qualunque sono uscite di casa con una promessa semplice: “Torno stasera”. E invece no. Non sono tornate.

In questo Paese il lavoro, che dovrebbe essere dignità, diventa troppo spesso una sentenza.
Ogni giorno qualcuno perde la vita mentre sta semplicemente cercando di vivere. Ma non sono numeri. Sono tavole apparecchiate per qualcuno che non arriverà più. Sono telefoni che squillano nel pomeriggio. Sono madri che smettono di respirare mentre ascoltano. Sono figli che imparano troppo presto cosa significa la parola “assenza”.

E allora questo libro fa una cosa rara, quasi impossibile: restituisce voce a chi non può più parlare. Lo fa con il teatro, con la poesia, con la musica. Con parole che non cercano di consolare, ma di incidere. Perché certe ferite non si devono chiudere. Si devono ricordare.
E qui sta la grandezza di Stefano Mencherini. Perché scegliere di raccontare queste storie non è un gesto neutro. È un atto di coraggio. È decidere di stare dove fa male, di guardare ciò che spesso preferiamo evitare, di dare dignità a chi troppo spesso viene ridotto a una notizia di pochi secondi. Mencherini non scrive per intrattenere: scrive per restituire umanità. Scrive per impedire che il silenzio vinca. E in questo, la sua voce si fa necessaria, quasi urgente.

E mi sono chiesto: perché “vendetta”? È una parola dura, scomoda. Ma forse non è vendetta contro qualcuno. È vendetta contro l’indifferenza. Contro quel momento terribile in cui una tragedia diventa abitudine. Contro quel silenzio che dura il tempo di un telegiornale… e poi svanisce. Questa è vendetta della memoria.

C’è una cosa che colpisce più di tutte: queste storie sono vere. Non inventate. Non romanzate.
Sono accadute davvero. E allora capiamo che questo libro non parla solo di lavoro. Parla di amore. Dell’amore che resta, che resiste, che continua a chiamare un nome anche  quando nessuno risponde più. E forse il gesto più potente di quest’opera è proprio questo: non lasciare che queste persone muoiano due volte. La prima volta nei cantieri, nelle fabbriche, nei campi. La seconda volta nell’oblio. 
Perché finché qualcuno pronuncia il loro nome, finché qualcuno ascolta queste parole, finché qualcuno apre queste pagine… loro non sono solo vittime. Sono presenza.

E allora oggi non siamo spettatori. Siamo testimoni. E un testimone ha una responsabilità: portare con sé ciò che ha visto, non dimenticare, non voltarsi dall’altra parte.
Vi lascio con un’immagine. Una porta di casa. La sera. Una luce accesa. Qualcuno aspetta. Ecco, questo libro è quella luce. Che continua a restare accesa anche quando il mondo, fuori, ha già spento tutto.

La rivista di 32 pagine sarà inviata entro i primi 10 giorni del mese, in formato PDF,  per posta elettronica all’abbonato che ne farà richiesta. 

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Le prime sottoscrizioni.

Stefano Mencherini, fondatore associazione Il Corsaro e giornalista indipendente Pieve Santo Stefano;  Giuseppe Cipriani, ex presidente Proloco Pieve Santo Stefano, Luca Ricci; regista e manager teatrale Roma/Sansepolcro, don Carlos Ardila, parroco in Pieve Santo Stefano, Natalia Cangi, direttrice Archivio diaristico nazionale Pieve Santo Stefano, Andrea Fiori, presidente associazione Cuore di bimbo Arezzo, Elda Fontana, fondatrice  Biblioteca Pannilunghi-Fontana Aps Pieve Santo Stefano, Alberica Barbolani Da Montauto, assessora Cultura Comune di Anghiari,  Firenze/Anghiari , Massimo Paperini,  architetto progettista navale Roma/Anghiari, Nicolò Guelfi, giornalista Anghiari, Giovanni Russo Spena, intellettuale ed ex senatore Roma, Ermindo Pernici Anghiari, Francesco Ricci, esercente Pieve Santo Stefano,  Marta Pellegrini, pensionata Pieve Santo Stefano, Francesca Del Maestro, artista ed  esercente  La Madonnuccia, Giorgio Cacchiarelli, sindacalista Tolentino, Teresa Tinti, ex insegnante Pieve Santo Stefano, Adelfo Lazzerelli, pensionato Enti locali, Graziella Bellaggio, titolare Bar Europa Pieve Santo Stefano, Enzo Antonelli, libero professionista, don Aimé Rwwamashuri, sacerdote Caprese Michelangelo; Franco Poli, Firenze; Giuliana Annunziata e Rosita Zanelli, Pieve Santo Stefano, Dalila Amelio, pittrice Roma, Maria Rita Olivieri,  Beppe Elia, cantautore Lecce; Antonio Padellaro, scrittore e giornalista Roma; Alberica Barbolani Da Montauto, assistente amministrativa Galleria degli Uffizi Firenze/Anghiari ; Massimo Paperini,architetto progettista navale Roma/Anghiari ; don Aimé Rwwamashuri, sacerdote Caprese Michelangelo; Beppe Elia, cantautore Lecce; Giorgio Cacchiarelli, sindacalista Tolentino; Annalucia Collacchioni, libera professionista Pieve; Giulia Casacci, mamma e impiegata Caprese Michelangelo; Claudio Ferrara, perito chimico Pieve; Anna e Mirella Pellegrini, pensionate Pieve; Adolfo Cestelli, trasportatore in pensione Pieve; Rossella Acampora, mamma e impiegata; Antonella Brandizzi, Archivio diaristico nazionale Pieve Santo Stefano; Dalila Amelio, pittrice Roma; Oliviero Veri, artigiano Pieve Santo Stefano; Fabio Burioni, artigiano Pieve; Luciano Bigiarini, pensionato Pieve; Aldo Rossi, pensionato Pieve; Silvana Antonelli, casalinga ex bidella Pieve; Anna Santucci, pensionata Pieve; Michele Roselli, pensionato Pieve; Daniele Nocentini, artigiano Pieve; Clara Boschi, pensionata Pieve; Ulda Marzocchi, pensionata Asl Pieve; Carla Gorini, pensionata Pieve; Tiziana Simoncelli, libera professionista Pieve; Sara Gavelli, impiegata Pieve; Giuseppe Manfroni detto Jepson, libero professionista                       La Madonnuccia; Diego Dalla Ragione, videomaker Pieve; Sanzio Bersigotti, pensionato Sansepolcro; Arman Palazzeschi, insegnante Pieve;   Nico Aiazi, produttore e regista Tirana; Roberto Pantano, imprenditore Roma;  Umberto Coresi, veterinario in pensione Pieve;  Francesco Olivoni, avvocato Pieve;           Vasilica Nistor, collaboratrice domestica Pieve;   Marco Bianchi,infermiere San Giustino;  Marco Di Campli San Vito, attore Roma;  Maddalena Galeotti, artigiana in pensione Sansepolcro; Antonio Padellaro, scrittore e giornalista Roma; Vincenzo Vita, scrittore e giornalista Roma; Ricky Bonavita, coreografo e docente Accademia nazionale di Danza Roma; Alberica Barbolani Da Montauto, assistente amministrativa Galleria degli Uffizi Firenze/Anghiari ; Massimo Paperini,architetto progettista navale Roma/Anghiari ; don Aimé Rwwamashuri, sacerdote Caprese Michelangelo; Beppe Elia, cantautore Lecce; Giorgio Cacchiarelli, sindacalista Tolentino; Annalucia Collacchioni, libera professionista Pieve; Giulia Casacci, mamma e impiegata Caprese Michelangelo; Claudio Ferrara, perito chimico Pieve; Anna e Mirella Pellegrini, pensionate Pieve; Adolfo Cestelli, trasportatore in pensione Pieve; Rossella Acampora, mamma e impiegata;

Antonella Brandizzi, Archivio diaristico nazionale Pieve Santo Stefano; Dalila Amelio, pittrice Roma/Amsterdam; Oliviero Veri, artigiano Pieve Santo Stefano; Fabio Burioni, artigiano Pieve; Luciano Bigiarini, pensionato Pieve; Aldo Rossi, pensionato Pieve; Silvana Antonelli, casalinga ex bidella Pieve; Anna Santucci, pensionata Pieve; Michele Roselli, pensionato Pieve; Daniele Nocentini, artigiano Pieve; Clara Boschi, pensionata Pieve; Ulda Marzocchi, pensionata Asl Pieve; Carla Gorini, pensionata Pieve;  Lorenzo Di Majo, autore e regista Rai Roma; Andrea Guerrini, imprenditore, Sansepolcro; Francesco Romizi, consigliere comunale Arezzo, Franco De Santis, pensionato, Arezzo; Gianni Mutarelli, segretario provinciale Sinistra italiana, Arezzo; Daniela Bianchini, casalinga, Sansepolcro,  Andrea Rampini e Mara Ercolanoni, imprenditori, Sansepolcro; Francesco Gianfranceschi, pittore, Sansepolcro; Luca Raffini, sociologo e docente universitario, Firenze; Dario Danti, assessore Beni comuni  e Lavoro comune di Firenze e segretario Sinistra italiana Toscana, Firenze; Maria Grazia Donnini  …

E’ indiscutibile che la Valtiberina non sia facilmente   raggiungibile con mezzi pubblici da parte dei turisti e che anche la mobilità dei residenti non sia per nulla facile.

Pieve Santo Stefano-Firenze. Esisteva qualche anno fa una “diretta” giornaliera, andata e ritorno, in corriera.

Chiediamo che ne sia ripristinata la tratta con i dovuti cambiamenti.  Partenza da Pieve Santo Stefano, e fermate a Sansepolcro, Anghiari, Arezzo e Firenze stazione di Santa Maria Novella.

Ci appelliamo a Sindaci e Amministratori provinciali e regionali, compresi quelli di Città di Castello, affinchè sia data un’ opportunità in più ai residenti della Valtiberina e a chi vuole visitare e apprezzare, arrivando dal  capoluogo di regione, le unicità non solo artistiche e culturali della nostra bellissima terra.

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